il Padovanino

dicembre 18, 2006

Il comunicattivo di San Pietro

Filed under: cronaca,cultura — rikileo @ 3:18 pm

«Prendete, e bevetene in molti». Pare che, sull’altare della Chiesa Cattolica, non ci sia più posto per tutti. Per molti sì, ma non per tutti. Cambia la formula della consacrazione del calice della Santa Messa. Marcia indietro: per il Vaticano si torna al 1969, prima della allora progressista rivoluzione di Paolo VI, per tornare ad un rito più fedele alle origini. Così, nell’osservanza delle più nette radici di greco antico (la lingua in cui furono tradotte le prime bibbie), il sangue di Dio ritorna a ad essere uno strumento in qualche modo elitario, più che universale.Papa Ratzinger mostra un calice
Dal punto di vista linguistico nessun dubbio, assicurano gli esperti: ha ragione il Vaticano. Eppure, la tentazione di abbandonarsi a sentenze e ironie politiche, sociali e culturali è forte. Così come quella di disegnare questo provvedimento come una svolta epocale. Cerchiamo di resistervi, ma lo stupore, ad un primo impatto, rimane. “Cosa sta accadendo sotto la cupola di San Pietro?” viene da domandarsi. Eravamo abituati ad un Papa amato da tutti, gentile, moderatamente aperto alle novità… insomma, che metteva d’accordo tutti. Invece, ora ci troviamo al soglio pontificio questo arcigno teologo bavarese, che vuole far tornare la Chiesa un club per pochi intenditori.
Questo, quel che salta alla mente in prima battuta. Ora, ragioniamo. In realtà, il problema è uno e uno solo: l’evidente impaccio comunicativo della Chiesa in tempi recenti. A guardar bene, infatti, non è particolarmente un problema di contenuti quello che sta facendo recentemente scontrare la Chiesa Cattolica con buona parte dell’opinione pubblica. Il Papa si oppone ai Pacs e ai matrimoni tra omosessuali? Discutibile, ma che ci aspettavamo? E’ forse il rifiuto dell’utilizzo di cellule embrionali nella ricerca medica a scandalizzarci? O la dura condanna all’eutanasia?
Ad essere sinceri, i provvedimenti concreti lanciati da Ratzinger non sono affatto più conservatori o reazionari di quelli adottati dal cauto ma amatissimo Giovanni Paolo II. Anzi, l’attuale pontefice ha dato uno slancio alla politica ecumenica del Vaticano che era sincermanete difficile potersi aspettare, dopo un Papa giramondo come Wojtyla. E pure la capacità del pontefice bavarese di entrare in contatto diretto con altre religioni (Turchia e Sinagoga di Roma in primis) è lodevole. Ma allora perché questi contenuti suonano, ai nostri orecchi, così poco suadenti, per non dire ostili?
La ragione, a mio parere, sta in due distinte motivazioni. La prima: una certa mancanza di sensibilità comunicativa da parte del Santo Padre e relativo entourage. In tempi recenti, infatti, troppo spesso il Vaticano ha esposto incautamente il fianco all’esaltazione dei toni, alla denigrazione dei frettolosi, finanche alla mistificazione dei media. Prendiamo il caso Ratisbona. D’accordo, Santità, era solo una citazione, e Lei è stato mal interpretato, ma che necessità c’era di scegliere un testo con contenuti così dotti e oscuri; in due parole, così facilmente travisabile? E a che pro, pur all’interno di una legittimissima posizione contro l’eutanasia, affermare che essa “va contro la pace”? E, cardinaleTarcisio Bertone, era proprio il caso di annunciare, di questi tempi, la prossima discesa in campo della “Squadra di calcio dello Stato Vaticano”? Niente da stupirsi se, poi, qualcuno dileggia o mal comprende.
Ma se da una parte c’è una scarsa attenzione alla comunicazione – peccato non veniale, intendiamoci: a contenuti mal interpretati seguono spesso effetti disastrosi -, dall’altra c’è un problema non meno grave: la serpeggiante superficialità e pregiudizialità con cui, recentemente, buona parte dell’opinione pubblica accoglie i proclami vaticani. Se un contenuto è espresso male, infatti, di solito non è comunque impossibile comprenderlo. Oggi siamo circondati da gente che gongola, aspettando il prossimo intervento vaticano per tacciarlo di gretto conservatorismo. Oppure da altri che preferiscono etichettare velocemente come “solitamente reazionaria” una posizione della Chiesa, senza cercare di capirne le ragioni, pur non condividendole.
Il Vaticano chiude i cancelli: il sangue di Cristo non è per tutti, ma per pur molti eletti. Altra posizione reazionaria? In realtà, bisogna ricordare che, spesso, quando un’istituzione decide di chiudersi in sé stessa, spesso lo fa perché si sente attaccata. Eppure, farebbe bene, invece, ad affrontare i suoi numerosi problemi a viso aperto. Così facendo, invece, il Vaticano da solo un messaggio di paura e scarsa lungimiranza. Un altro messaggio mal interpretato, Santità? Speriamo sia così.

Riccardo Maggiolo

11 commenti »

  1. come mancanza di comunicazione?
    come la chiesa per pochi eletti?
    come la chiesa reazionaria?

    panem et circenses per tutti: http://www.gazzetta.it/Calcio/Altro_Calcio/Primo_Piano/2006/12_Dicembre/18/vaticano.shtml

    Commento di nuvolesparse — dicembre 18, 2006 @ 3:23 pm | Rispondi

  2. “Non ragioniam di loro, ma guarda e passa”

    Commento di ealbertini — dicembre 18, 2006 @ 3:31 pm | Rispondi

  3. E invece dovremmo proprio ragionarci, per Dio (è proprio il caso)! Troppo facile etichettare velocemente come fango – eufemismo – tutto quello che ci passa sotto il naso. Rischiamo di mangiare altro fango senza accorgercene.

    Commento di rikileo — dicembre 18, 2006 @ 3:35 pm | Rispondi

  4. Fango? Eufemismo? Ma no.
    Era per dire, da cattolico praticante, che le posizioni della chiesa su alcuni temi sociali si conoscono. Purtroppo. E non vedo grande spazio di discussione.

    Commento di ealbertini — dicembre 18, 2006 @ 3:38 pm | Rispondi

  5. Interessante …
    Io metterei qualche interlinea per renderlo + leggibile. E l’immagine magari che fluisca insieme al testo piuttosto che in calce all’articolo.

    Commento di sergiomarchesini — dicembre 18, 2006 @ 3:39 pm | Rispondi

  6. Sergio… se mi dici come si fa per l’immagine, volentieri!😀

    Commento di rikileo — dicembre 18, 2006 @ 3:44 pm | Rispondi

  7. Ma siamo sicuri, a proposito di incomprensioni, su quale sia il significato reale della frase “prendetene in molti”? Non è un riferimento alla comunità? Magari se è una traduzione più aderente al testo originale rende meglio il senso dell’eucarestia, quindi “bevetene in molti” può essere visto come un non “bevetevelo da soli”, fatelo in comunità. Certo che cambiare da tutti a molti può essere visto come una restrizione al numero dei participanti, anche se mi sembra che stiamo sviscerando un filioque e che (quoto) “siamo circondati da gente che gongola, aspettando il prossimo intervento vaticano per tacciarlo di gretto conservatorismo”.

    Commento di boadisamoa — dicembre 18, 2006 @ 3:56 pm | Rispondi

  8. Torni in modifica, trascini l’immagine all’altezza che vuoi nel testo, e lui la riposiziona.
    Poi clicchi sull’iconcina immagine e puoi scegliere l’allineamento…

    Provare…🙂
    s

    Commento di sergiomarchesini — dicembre 18, 2006 @ 4:12 pm | Rispondi

  9. Domani… ora non ho tempo!

    Commento di rikileo — dicembre 18, 2006 @ 4:15 pm | Rispondi

  10. Secondo me il problema principale è questo: oggi non ne vogliamo più sapere di regole e disciplina, che mal si coniugano con i nostri stili di vita e una certa concezione di libertà. Che non intendiamo come apertura mentale ma come libertà di costumi. Probabilmente per questo Benedetto XVI piace a pochi. E si dice che non è bravo comunicatore semplicemente perché quel che dice non ci piace. Ci facciamo scrupoli di coscienza sul tema dell’integrazione degli stranieri nel nostro paese, o meglio, del rispetto delle loro religioni e tradizioni e non abbiamo remore ad attaccare la nostra stessa religione, e per lei il suo maggior rappresentante, che è anche parte della nostra cultura e della nostra storia, forse perché in essa oggi poco ci riconosciamo. Questo è il punto.

    Commento di silviamiss — dicembre 19, 2006 @ 9:09 am | Rispondi

  11. Mah… sono abbastanza d’accordo, Silvia – se ho capito bene -. Solo una postilla: io dico che per essere un bravo comunicatore non si deve solo dire quello che si pensa (non basta!) ma anche dirlo nel modo giusto!

    Commento di rikileo — dicembre 19, 2006 @ 10:18 am | Rispondi


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