il Padovanino

dicembre 19, 2006

Le profezie di Andreotti

Filed under: Uncategorized — albertogallo @ 1:00 pm

Su La Stampa di oggi, in prima pagina, appare una notizia inquietante: il noto esponente di DISNEYLAND (censura), nonchè ex-pluripresidente del Consiglio, Giulio Andreottigiulio andreotti in un suo ritratto giovanile, aveva profetizzato, un paio di anni fa, che il successore di Giovanni Paolo II si sarebbe chiamato Benedetto XVI, e che il Vaticano avrebbe proposto di creare una squadra di calcio in grado di competere con Juventus e Milan. Gli scettici dicono che al massimo potrà vincere un paio di partite contro l’Inter, ma non è di questo che stiamo parlando. Il fatto è che queste profezie di Andreotti dimostrano per l’ennesima volta, anche se non è che ce ne fosse bisogno, due cose fondamentali: 1) Andreotti è, al di là di ogni ragionevole dubbio, infallibile. Ciò significa che il candidato più probabile alle prossime elezioni papali che si terranno in giugno sarà lui. D’altronde è l’unica carica che non ha ancora ricoperto, e lui ad entrare nel guinness dei primati ci tiene un sacco. 2) La Stampa oggi non aveva niente da scrivere. Ma proprio niente.
Alberto Gallo

26 commenti »

  1. andreotti fa paura, in ogni senso. per intelligenza (fa paura). per collusione con la mafia (fa paura). per i suoi tentacoli sparsi per ogni dove, fa terrore. bravo gallo, hai letto giusto. la stampa?! fa paura (per idiozia, però).

    Commento di franciguinand — dicembre 19, 2006 @ 1:10 pm | Rispondi

  2. alberto, tecnicamente giulio andreotti non è un noto esponente di cosa nostra. non vorrei scassare il cazzo, ma questa si chiama diffamazione. vedi te.

    Commento di nuvolesparse — dicembre 19, 2006 @ 1:27 pm | Rispondi

  3. sì, lo so, ma voleva essere una cosa ironica, come del resto tutto l’articolo…

    Commento di albertogallo — dicembre 19, 2006 @ 1:32 pm | Rispondi

  4. eh lo so, però quando scriverai sulla Stampa (🙂 ) non potrai dire al giudice: “sì, scusi ero ironico…”

    Commento di nuvolesparse — dicembre 19, 2006 @ 1:36 pm | Rispondi

  5. Dici che così va meglio?…

    Commento di albertogallo — dicembre 19, 2006 @ 1:50 pm | Rispondi

  6. eccezionale. 10+

    Commento di nuvolesparse — dicembre 19, 2006 @ 1:53 pm | Rispondi

  7. forse gallo è alle prime armi (come un pò tutti qui). ma riki davvero davvero dici? è diffamazione, ma se ci sono libri, documenti, audio, filmati fra un pò e espertoni che lo dicono un giornalista deve pure avere la faccia di DIRLE certe cose. è IL NOSTRO MESTIERE, DIRE LA VERITà, SCRIVERE QUELLO CHE SCOPRIAMO E CHE LA GENTE ANCORA NON SA.

    Commento di franciguinand — dicembre 19, 2006 @ 1:54 pm | Rispondi

  8. Concordo che il nostro mestiere è dire la verità, però c’è una verità processuale. E Andreotti (che, per fortuna, dubito legga questo blog) (o no?) non credo in caso abbia problemi a pagare una Giulia Buongiorno qualsiasi per dimostrarlo…

    Commento di nuvolesparse — dicembre 19, 2006 @ 1:58 pm | Rispondi

  9. OK, E ALLORA?! pensa ad un paese dove c’è un gruppetto di furbetti che “se la comanda” e nessuno, nessuno, nemmeno uno, disposto a dire quello che fanno. sai come si chiama in gergo? omertà. all’opposto c’è il giornalismo (come DOVREBBE ESSERE, E COME NON E’ IN REALTà). questo era tanto per dire, esula dal discorso di andreotti (che penso abbia qualcuno che controlli per lui tutta la rete, blog del padovanino compreso).
    quindi siamo nella merda. ma te no, riki…

    Commento di franciguinand — dicembre 19, 2006 @ 2:04 pm | Rispondi

  10. guarda, sono d’accordo con te. credo solo che bisogna riuscire a dire le cose senza dare modo a quelli molto più forti di te di fregarti.
    se i due giornalisti del watergate non avessero preso un sacco di precauzioni, addio watergate…

    ps.: al collaboratore di giulio che ci sta controllando un affettuoso🙂 BENVENUTO🙂 !

    Commento di nuvolesparse — dicembre 19, 2006 @ 2:23 pm | Rispondi

  11. integerrimi journalists, il collaboratore di giulio al momento ha altro da fare. riparliamone fra qualche annettus…

    Commento di giulia79 — dicembre 19, 2006 @ 2:29 pm | Rispondi

  12. La Guinand vive nel mondo della “Verità”, quella con la V maiuscola. Non tutto si può dire, e soprattutto sono migliaia le cazzate che ogni giorno gli operatori dell’informazione propinano ai lettori. Bisognerebbe accordarsi prima su cos’è la verità.

    Commento di mariocaporello — dicembre 19, 2006 @ 2:30 pm | Rispondi

  13. di fatto pare proprio che “ci si accordi” su quella che è la verità, ma non dovrebbe essere così.
    bisogna scrivere (dire, denunciare) solo quello che si vede, senza paura. poi per diffamazioni, denunce, querele c’è tempo. e ci sono gli avvocati. e poi: volete mettere la soddisafzione di avre in pugno la verità di qualcuno che crede di essere imbattibile?! non per nulla NOI siamo il

    Commento di franciguinand — dicembre 19, 2006 @ 2:34 pm | Rispondi

  14. “verità” senza aggettivi, però, nel notro tempo è purtroppo un termimne vuoto. quale verità? storica? giuridica? politica? morale? religiosa? secondo la verità giuridica il notro caro giulio è un semplice cittadino innocente, secondo quella politica è un genio, secondo quella storica un impostore e secondo quella religiosa un peccatore.

    Commento di albertogallo — dicembre 19, 2006 @ 2:34 pm | Rispondi

  15. …..QUARTO POTERE.

    Commento di franciguinand — dicembre 19, 2006 @ 2:35 pm | Rispondi

  16. Un peccatore Giulio Andreotti? Forse non sai del favore che Andreotti gode presso certe lobby cattoliche come Comunione&Liberazione…
    Diciamo che è considerato un maestro.

    Commento di mariocaporello — dicembre 19, 2006 @ 2:38 pm | Rispondi

  17. sì, è vero, peccatore lo è da un punto di vista eminentemente morale/moralistico…

    Commento di albertogallo — dicembre 19, 2006 @ 2:42 pm | Rispondi

  18. Sostengo NuvoleSparse, purtroppo è vero: Gallo è un diffamatore! malauguratamente la realtà dei fatti è che il processo si è risolto, in ultimo grado, con una ASSOLUZIONE. ancora grida vendetta, tutti lo sanno – ed è per questo che si giustificano i toni di chi scrive – ma va ricordato sennò si rischia di sfociare nelle vociate alla Feltri o simili. Si spera dunque che sia la storia, un domani, a ricomporre la verità, e non un’aula di tribunale, che proprio su questi temi ha da tempo mostrato ogni suo limite. ma per questo è necessario, pur senza rinunciare a esprimere delle opinioni legittime, cercare un confronto e una convergenza più ampi possibile, rivendicando magari la leggerezza delle indagini o del giudizio, o nuovi elementi investigativi, ma mai alterando i fatti.
    detto questo, mi quello di alberto mi sembra un pezzo tranquillo e l’avete fatta troppo puzzona (e forse anch’io)…

    Commento di vaitranquillo — dicembre 19, 2006 @ 2:44 pm | Rispondi

  19. Il fatto è, caro il mio Stefano, che in quell’Italia (che somiglia ancora terribilmente a quella attuale) di santi ce ne sono pochi.. Scava scava, di marcio ne trovi a tutti i livelli. E’ per quello che io tendo a non demonizzare Berlusconi. Non perché sia “buono e giusto”, ma perché ce n’è ai suoi livelli e forse peggio.

    Commento di mariocaporello — dicembre 19, 2006 @ 2:47 pm | Rispondi

  20. sono d’accordo sul fatto che berlusconi non sia l’unico marcio d’italia, ma questa non è una giustificazione! è come se io ti dicessi: “guarda che figa quella ragazza!” e tu mi rispondessi: “sì, ma una volta ne ho vista una molto migliore”. cosa c’entra? i misfatti di uno non giustificano nè sminuiscono quelli di un altro!

    Commento di albertogallo — dicembre 19, 2006 @ 2:51 pm | Rispondi

  21. Ma in questo Master c’è la tendenza ad avere un solo demone. E’ questo che mi fa imbufalire. Quando vado in difesa di Berlusconi, spesso lo faccio per “svegliare le coscienze”. Perché a concentrarsi su un solo nome, si rischia di perdere di vista gli altri. Oppure tutti i mali italiani sono emanazione di Berlusconi?
    E in fondo sono anche convinto, ma questa – come dici tu – non è una giustificazione, che in Italia non si stia poi così male.

    Commento di mariocaporello — dicembre 19, 2006 @ 3:04 pm | Rispondi

  22. no, dai. non c’è un solo demone, secondo me.
    c’è una discreta intelligenza, e per questo non c’è solo quel demone.
    o solo per pochi è il demone principale.

    Commento di nuvolesparse — dicembre 19, 2006 @ 3:14 pm | Rispondi

  23. sono d’accordo sul fatto che in italia si tenda a fare di tutta l’erba un fascio, e si tenda, come spesso si è fatto nella storia, a cercare un capro espiatorio. però è anche vero che berlusconi, come andreotti a suo tempo, ha creato un sistema, e questo è forse un fatto più grave e “marcio” della norma.

    Commento di albertogallo — dicembre 19, 2006 @ 3:18 pm | Rispondi

  24. consiglio a tutti e sopratutto al “signor tranquillo” vannucci di leggere ‘onorevoli wanted’ di travaglio e gomez. andreotti era colpevole ma i reati erano caduti in prescrizione. la grande soluzione per i furbetti italiani.

    Commento di franciguinand — dicembre 19, 2006 @ 3:27 pm | Rispondi

  25. Per Alberto:

    Io direi che Berlusconi non ha creato un sistema, semmai ha portato avanti quello già esistente. E quello è il “male”.

    Commento di mariocaporello — dicembre 19, 2006 @ 3:29 pm | Rispondi

  26. Attorno alla questione della verità. “Un pensiero è veramente mio proprio solo se io non esito in nessun momento a metterlo in pericolo di morte, se io non ho da temere, nella sua perdita, una perdita per me, una perdita di me. Un pensiero è veramente mio proprio se io lo posso sì sottomettere, ma esso non può mai sottomettere me o rendermi strumento fanatico della sua realizzazione” (Stirner). E la verità, allora? E’ un pensiero, uno spettro. Fiat iustitia, pereat mundus? Ma per carità! E poi basta con Andreotti. Non era così intelligente: è un altro mito, una “verità” come tante altre che è stata sapientemente divulgata dai suoi seguaci. Ma non era neppure così idiota da baciare Totò Riina: è una “verità”, questa, come tante altre, sapientemente divulgata dai suoi nemici ma miseramente affondata nel corso del processo. Per il vero, l’idea che il secchino democristiano potesse veramente innamorarsi del rude bombarolo di Corleone poteva in effetti mostrare qualche riverbero di grande romanticismo, ma era chiaramente una palla, una palla di un pentito, sulle cui affermazioni, certamente tendenziose ed interessate, era stato imbastito un processo. Non ho mai ammirato Andreotti, ma le prove contro di lui si sono dimostrate talmente inconsistenti (il pm ha portato solo vaghe affermazioni di soggetti che non potevano che trarre vantaggio da un’eventuale condanna del Giulio nazionale)che ho fatto tifo per lui, perchè sarebbe stato veramente molto grave, e per tutti, se fosse stato condannato in assenza di prove. In quanto alla sua “parziale condanna”: anche questa è un mito, uno spettro. Il fatto è che il magistrato giudicante, in proposito agli anni in questione, non poteva più esprimersi, essendo questi coperti dalla prescrizione. Che ha fatto? Semplicemente ha applicato il codice, che prevede la prescrizione come una forma di estinzione del reato. E’ una cazzata tutta italiana: può darsi che tu sia colpevole, ma a me non interessa più. Si lascia tutti nel dubbio. Ma che doveva fare? Il codice prevede solo quella forma. Anzi, essendo generalmente applicata in relazione a talune attenuanti (su questa cosa preferisco non dilungarmi)si finisce per presumere la colpevolezza di un individuo, la qual cosa è chiaramente contraria allo spirito della costituzione, che non prevede forme di colpevolezza parziale o presunta. Un processo come quello che Andreotti ha sostenuto non sarebbe mai stato possibile in America, dove la giustizia ha tanti problemi ma non ammette forme di processo indiziario. Servono le prove, legalmente assunte. In Italia, invece, uno sfortunato articolo del codice di procedura penale (192, secondo comma: l’esistenza di un fatto non può essere desunta da indizi, a meno che questi non siano gravi, precisi e concordanti)di fatto apre la porta del processo penale alle pretese più inique, alle disparità più evidenti e all’incontenibile voglia di protagonismo della magistratura inquirente. Mi ricordo, come se fosse ieri, il mio esame di procedura penale. Ero pervaso, credo, da un certo spirito da crociato. “La verità! Che c’entra la verità!” – mi disse il professore “l’amministrazione della Giustizia è una delle tante, forse neppure la più importante!” Aveva ragione. Due anni più tardi, in carica presso un importante studio di bologna, ebbi modo di constatare che alla verità, in sede processuale, non crede nessuno. Certamente non gli avvocati, di sicuro non i giudici. Se uno ci crede veramente, secondo me lo fanno fuori. Direi che, alla luce della mia breve esperienza, la lotta tra difesa e parte accusa assuma, generalmente, altri colori, altre forme, altri concetti, che paiono a tutti, nel momento in cui si trovano ad utilizzarli, dei rimedi contro la verità o dei mezzi per prescindere da essa. Poniamo che un Tizio, che abbia bastevole grana per pagarsi un buon avvocato, sia stato accusato di questo o di quello. Un buon avvocato non è tipo da perdersi nella ricerca della verità, perchè è consapevole che non importa a nessuno e che, anzi, potrebbe destare profonda preoccupazione in una classe, la sua, così fatalmente costretta ad agire contro il senso comune. Una buona idea è invece quella di contestare all’inquirente qualsiasi cosa, qualunque circostanza, termine, attività o procedura per allungare il processo sino alla prescrizione ed evitare una condanna. Se il codice prevede una pena edittale non troppo elevata ci sono buone possibilità di scamparla. Se si è poveri, insignificanti, extracomunitari o marginali la scure della giustizia sarà invece implacabile. Tornando ad Andreotti, dicevo che sono stato contento per la sua assoluzione, perchè penso che il processo indiziario sia un retaggio dello stato totalitario, e che sia meglio che un tizio così stia fuori piuttosto che assistere all’esaltazione del dipietrismo – che è una mescolanza di cultura contadina della mazza, di ignoranza giuridica, di populismo e di ferocia plebea. E’ lo schiavo emancipato, il servo che si toglie le catene e si vendica – questo è il ressentiment di tutti i dipietristi, di Milano come di Palermo. Non possiamo farne a meno? Ce lo meritiamo? Non so. Assistiamo in questi giorni ad un altro importante processo. E’il caso di Cogne. La magistratura di primo grado si è già espressa. La popolazione italiana ha già condannato e per sempre la Franzoni, che è goffa, antipatica, e ha il brutto vizio di piangere al momento sbagliato. Sarà condannata in via definitiva? Sì. Direi che a questo punto converrebbe piantarla con il processo; tanto si sa che è stata lei, non potrebbe essere stata che lei. Prove? Vediamo: arma del delitto – no, non è stata reperita; movente – sconosciuto, si preferisce ricorrere a perizie psichiatriche disposte, incredibilmente, non sulla persona fisica ma su affermazioni rese nel corso di trasmissioni televisive o altre sciocchezze; riscontri del ris – in realtà nessuno c’ha capito una mazza: c’erano sangue e pezzi di cervello dovunque, per cui è impossibile ricostruire il locus commissi delicti, e la discussione attorno alle traiettorie che le gocce di sangue avrebbero seguito o quella sulle pantofole sporche o meno sembrano onestamente delle buffonate da scienziati in cerca di visibilità, tanto più che il suddetto luogo è stato modificato profondamente dalle tante persone che vi sono entrate prima dei ris. E allora? L’accusa si regge solamente sulla convinzione popolare che, essendo la casa isolata e considerato un lasso di tempo utile di cinque minuti, l’infanticidio possa essere stato commesso solamente da una persona che si trovasse nei pressi e che conoscesse bene casa Franzoni. Il che è altamente presumibile. Ma si può condannare una persona a 30 anni solo con questi presupposti? Io penso di no. E voi?

    Commento di maxstirner — dicembre 21, 2006 @ 8:37 pm | Rispondi


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