il Padovanino

dicembre 22, 2006

LA DIGNITÀ DI UN UOMO FRA IPOCRISIE E RETICENZE

Filed under: attualità — amileti @ 7:23 pm

FIRENZE, 22 dicembre 2006

Interruzione di trattamento medico o eutanasia? “Interruzione dell’eutanasia” è il lapsus del Ministro per la famiglia Rosy Bindi, ieri sera ospite su La7 ad “Otto e Mezzo”, sulla morte di Piergiorgio Welby. La Bindi, infatti, ha dichiarato di non considerare l’accaduto come eutanasia e ha auspicato che il caso non finisca in tribunale.

Ma i cavilli tecnici non spostano i termini della questione. Welby ha deciso il momento della sua morte e il modo di morire, rifiutando la ventilazione artificiale che lo teneva in vita e ottenendo di essere ”sedato” per evitare l’agonia del soffocamento. Questa è eutanasia, e tutti lo hanno capito.

Alla trasmissione di Ferrara è intervenuto anche Marco Cappato, europarlamentare radicale e segretario dell’Associazione Luca Coscioni, di cui Welby era copresidente. Cappato ha ribadito quanto espresso nella conferenza stampa di giovedì mattina, tenutasi presso i locali dell’associazione: Welby ha ottenuto quello che chiedeva nel pieno rispetto del diritto e della legge, cioè l’interruzione di un trattamento medico subito come una tortura.

Certamente la reticenza di Cappato a parlare esplicitamente di eutanasia serve a tutelare gli amici e il medico che hanno aiutato Welby a morire. In conferenza stampa, su 8 minuti e 30 secondi di intervento, ha usato il termine una sola volta e solo in riferimento al rifiuto del parlamento di avviare un’indagine conoscitiva sull’utilizzo clandestino di questa pratica.

In compenso l’europarlamentare ha spiegato lucidamente la titubanza del ministro Bindi, sottolineando l’ipocrisia di quelli che, nella loro coscienza, hanno dovuto riconoscere a quest’uomo il diritto morale di concludere dignitosamente la sua vita, ma non vogliono concedere tutele giuridiche su questo tema.

Piergiorgio Welby si è battuto per i diritti dei malati, dei disabili e degli invalidi. Cappato le ha definite “battaglie per la vita”, il ministo Bindi ha etichettato l’eutanasia come rifiuto della vita. Ma si può negare che, morendo, Welby abbia difeso il senso del valore e della dignità dell’esistenza umana? Si può negare che, di fronte alle manifestazioni più terribili e invincibili del male, il prezzo di questa lotta possa essere la stessa vita e che possa valere la pena pagarlo?

ALESSANDRO MILETI
(pubblicato su Formiche e Farfalle

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