il Padovanino

dicembre 23, 2006

Negati i funerali cattolici a Welby

Filed under: attualità — Mario Caporello @ 12:34 am

Non voglio esprimere un parere, e mi spiace aggiungere un altro post sul caso Welby, in un certo senso sovrapponendomi ad Alessandro, ma credo sia necessario.

La Chiesa (notizia di questa sera riportata dai siti d’informazione che non scioperano) ha deciso di negare i funerali cattolici a Piergiorgio Welby. Il Vicariato di Roma, sotto la guida del cardinale Ruini, precisa di “non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dei casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dr.Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica. Non vengono però meno le preghiere per l’eterna salvezza del defunto“.

http://canali.libero.it/affaritaliani/cronache/welbymorto2112.html

Le esequie in forma religiosa erano state richieste dalla madre di Welby, che è molto credente. Welby sarà comunque cremato, come ha annunciato la moglie Mina.

A voi la parola.

13 commenti »

  1. Hai fatto benissimo a sottolineare questa notizia. La Chiesa, come tutte le altre religioni, dovrebbe occuparsi di aiutare i fedeli nella momento della morte. Non di giudicare. Ma in fondo era una decisione prevedibile, che aggiunge tristezza alla già drammatica vicenda di quest’uomo.

    Commento di amileti — dicembre 23, 2006 @ 1:44 pm | Rispondi

  2. In effetti la presa di posizione del Vicariato di Roma appare molto singolare, in quanto il nuovo codice di Diritto Canonico (1983), in contrapposizione al codice di Diritto Canonico del 1918 (che considerava il suicidio un delitto) non enumera più i suicidi tra gli esclusi dalla sepoltura ecclesiastica e dalla messa esequiale (vedi canoni 1184-85).

    Secondo ogni dato apparente, la decisione del Vicariato è condizionata dalla volontà di opporsi alla divulgazione dell’idea che il suicidio possa essere una soluzione alla sofferenza; da questo punto di vista, la Chiesa non potrà mai ammettere deroghe, in virtù dell’argomento codificato da San Tommaso (Summa, ii-ii, q. 64, a 5) che, ricollegandosi al Fedone di Platone, afferma che la vita è un dono di Dio, che ne è quindi il solo proprietario.

    Il problema è che non è neppure dono della Chiesa, che non può decidere, discrezionalmente, quali suicidi si possano onorare. Dal momento in cui si considerano validi i nuovi canoni relativi all’argomento, indugiare sui testi antichi apparirà ai più incomprensibile e controproducente.

    Commento di maxstirner — dicembre 23, 2006 @ 2:02 pm | Rispondi

  3. Mi pare una questione totalmente mal posta. A Cesare quello che è di Cesare: sia la Chiesa a decidere se negare o no un funerale cristiano a Welby.
    Leggendo il commento di Alessandro, che definisce triste la scelta della Chiesa, e ci può stare, mi domando come ci possiamo lamentare quando il non-buon Ruini sproloquia di tutto e di più. Fa la stessa cosa che facciamo noi in questo momento: dare giudizi in campi non nostri.
    Mi trovo molto d’accordo con Marco sulla veloce disamina teologico-giuridica. A mio parere la Chiesa, che non accetterà mai l’eutanasia, era scontato prendesse questa posizione.

    Commento di ealbertini — dicembre 23, 2006 @ 3:00 pm | Rispondi

  4. Caro Enrico, comprendo bene la tua obiezione ma non posso che rifiutarla in toto, proprio perchè si basa sul principio che la vita religiosa di un individuo e le relative manifestazioni debbano essere stabilite dal clero. Il matrimonio, ad esempio, mi risulta che possa essere celebrato in chiesa anche se uno dei coniugi non è credente, perchè considerato un’istituzione naturale. Non vedo perchè la stessa identica cosa non possa essere fatta valere per il funerale.
    A mio avviso questa decisione rinnega quel principio di misericordia col quale, durante la liturgia, si invoca Dio: “Non guardare ai nostri peccati ma alla fede della tua Chiesa”. Ma alla chiesa di Roma interessa molto di più l’ortodossia che la fede della gente.

    Commento di amileti — dicembre 27, 2006 @ 2:06 pm | Rispondi

  5. cari amici, su questa questione sposo l’opinione di enrico. per quanto la vicenda di Welby sia tuttora molto controversa e per me sia molto difficile esprimere un’opinione sulla volontà di quest’uomo e su quel che è accaduto, credo che la posizione della chiesa sia del tutto legittima. non si tratta del giudizio nei confronti di un uomo ma di un atto, per quanto duro e difficile da accettare, dovuto. alla faccia della tendenza tutta italiana di affermare una cosa e il suo contrario, di fare leggi per trovarne le deroghe, scappatoie, eccezioni, la chiesa riafferma coerentemente con se stessa il valore della vita. il punto è la celebrazione dei funerali cristiani non di un giudizio sull’uomo, che sarebbero stati difficilmente conciliabili con la dottrina cristiana stessa. permettetemi ancora una riflessione proprio sulla sensazione del valore della vita dell’individuo oggi che a me sembra generalmente e gradualmente indebolirsi. e poi mi chiedo cosa si sia fatto prima per sostenere queste persone così duramente provate dal destino, se la società sempre in corsa non sia sorda al dolore della sua gente.

    Commento di silviamiss — dicembre 27, 2006 @ 3:56 pm | Rispondi

  6. Cari amici, se l’opinione di Enrico è logica e sequenziale, partendo dalle posizioni ben note della Sacra Romana ecc. ecc., non è condivisa dalla totalità dei suoi ministri. Alcuni sono contro. La Chiesa ha un anima sfaccettata, ci sono posizioni diverse su molti temi, senza andare a cercare Milingo. Esistono preti degni di essere papi e vescovi degni di essere cappelani per statura morale. Quindi è legittimo chiedersi perchè, all’interno di una così vasta e perciò versicolore istituzione, debba sempre prevalere alla fine quell’anima che, impugnando i regolamenti, resta distante anche dai sentimenti dei credenti.

    Commento di boadisamoa — dicembre 27, 2006 @ 8:38 pm | Rispondi

  7. Ma è proprio il contrario! se la Chiesa avesse impugnato i regolamenti, il funerale cattolico di Welby ci sarebbe stato! vedi commento n.2 (Marco). La Chiesa è andata contro se stessa pur di lasciare sommerso il fenomeno dell’eutanasia. Secondo una ricerca commissionata dall’associazione “A buon diritto” su 266 medici, la maggioranza dei quali oncologi e anestesisti-rianimatori, operanti in 19 ospedali italiani distribuiti in ogni area geografica della penisola:
    il 26% degli intervistati pratica l’eutanasia (in varie forme) di routine. Oltre il il 71% di coloro afferma che il caso proposto, cioè l’accelerazione di un decesso con prognosi infausta a breve scadenza, non autorizza a parlare di eutanasia.
    Il problema è a monte. Se uno soffre di distrofia muscolare, diagnosticata da ben 25 anni, come nel caso Welby, nel momento in cui cedono persino i muscoli repiratori… che senso ha fare una tracheostomia? L’anestesista che opera in tal senso, sa di condannare quel corpo ad anni di vita vegetale, eppure è obbligato a farlo, anche dietro esplicita richiesta del malato a morire in pace. Non c’entra niente l’eutanasia, si tratta solo di accettare il naturale decorso di una malattia non ancora curabile. Idem per l’atassia cerebellare e la sclerosi multipla a placche.

    Henry, questo non è un “dare giudizi in campi non nostri”, la nostra vita e la nostra morte sono campi nostri, e di chi se no? di Ruini? Tu sei cattolico, e vorrai in ogni caso un funerale da cattolico, o no?
    Per me il caso Welby è paradossale: lui deve tutto alla sua condizione di malato terminale, ha fatto tantissimo in questi ultimi nove anni. Ha combattuto tante battaglie con i radicali, dimostrando un attivismo politico incredibile: copresidente dell’Associazione Luca Coscioni, scrive il libro “lasciatemi morire”, ha un blog personale http://www.calibano.ilcannocchiale.it, grazie al suo contributo, alle elezioni politiche del 9 e 10 aprile scorso, molti malati intrasportabili hanno potuto votare dal proprio letto. Tutte questo gran lavoro di Welby ha lasciato un segno profondo nella vita del nostro Paese e nelle coscenze di molte persone. Tutto grazie al computer che usava per dare voce alla sua mente. Sì, negli ultimi nove anni non ha potuto correre, camminare, fare l’amore, mangiare, prendere il treno, dormire in spiaggia, essere autosufficiente, però non sono stati 9 anni inutili. Se capitasse a me una cosa così, cercherei di vivere con i nuovi limiti imposti dalla malattia perchè per me anche quella è vita. Lui non la pensava così, voleva andarsene e la sua volontà doveva essere rispettata.

    Commento di francyterra — dicembre 28, 2006 @ 2:15 am | Rispondi

  8. Bisogna leggere meglio. Il primo post a favore di una legge sull’eutanasia l’ho scritto io. Ho solo detto, riguardo alla scelta del funerale, che la Chiesa ha diritto di decidere cosa fare. Tu virgoletti le mie parole spostandole da un campo limitato-il funerale- ad uno più ampio-l’eutanasia- su cui io stesso ho dato dei giudizi. Mi pareva di essere stato chiaro, evidentemente no.

    Commento di ealbertini — dicembre 28, 2006 @ 10:29 am | Rispondi

  9. Ribadisco quanto già espresso in un post precedente: quella di Welby
    è “eutanasia”.
    Inutile fare giri di parole. Eutanasia è decidere quando morire, in presenza di una condizione di malattia irreversibile e mortale. Questa condizione la differenzia dal suicidio, poichè nel primo caso la morte è predeterminata da fattori estranei alla volontà dell’individuo, mentre nel suicidio è interamente determinata dal soggetto.
    Ma si tratta comunque della scelta volontaria di porre fine alla vita. Si tratta di morte. Possibile che ci si debba sempre rifugiare in parole asettiche per nascondere la realtà delle cose?
    Inoltre vorrei sottolineare che nel mondo in cui viviamo noi “decorso naturale” è un’espressione priva di senso, così come lo è la distinzione fra naturale e artificiale.

    Commento di amileti — dicembre 28, 2006 @ 2:55 pm | Rispondi

  10. Caro amileti, è un piacere postare su questo blog, complimenti per il tono sempre simpatico e accattivante, sarà lo spirito del Natale…
    Riformulo la mia proposta: intubiamo solo coloro che lo vogliono e che sono consapevoli di dover poi vivere per molto tempo ancora in condizioni disperate. Non intubiamo quelli che invece accettano la malattia e vogliono che faccia il suo naturale decorso: arresto respiratorio, arresto cardiaco e infine morte. Esiste il decorso naturale di una malattia! Se poi ti riferisci alla terapia del dolore e quindi alla somministrazione di antidolorifici e morfina per alleviare il dolore da soffocamento allora ok, quello non è naturale, ma sicuramente è umano.

    Commento di francyterra — dicembre 28, 2006 @ 5:04 pm | Rispondi

  11. Mi sfugge quale parte del mio testo lasci intendere antipatia o simili. D’altronde non vedo cosa ci debba essere di simpatico e accattivante nel parlare della morte e dell’eutanasia. Probabilmente abbiamo due idee diverse di cosa significhi fare una discussione seria, senza dubbio entrambe lecite.
    Sorvolando su questo, la tua proposta si riferisce al testamento biologico, che è tuttaltro che aproblematico. Anche accettando la tua proposta solo per le vittime di malattie degenerative, (perchè in molti altri casi il “decorso” non è affatto autoevidente), resta il problema che la volontà espressa dal soggetto si trova nel passato. Nulla assicura che sia la stessa al momento dell’intubazione.
    Io dico “intubateli tutti” ma lasciate aperta la possibilità di rifiutare in un secondo momento il trattamento. E facciamo valere il testamento biologico solo in casi d’incoscienza.
    Probabilmente è una soluzione insoddisfacente come tante altre. Sicuramente di veramente soffisfacenti non ce ne posso essere.
    Quanto al discorso sul “naturale”, il mio è solo un invito a non riferirsi alla “natura” come fosse un modello di riferimento, poichè tale modello non esiste affatto. Anche il morbillo ha come decorso naturale la morte, ma questo non ha nulla a che vedere con l’esito della malattia. Nè l’utilizzo di farmaci piuttosto che congegni meccanici può essere definito innaturale.

    Commento di amileti — dicembre 28, 2006 @ 7:11 pm | Rispondi

  12. Non mi piacciono i toni da maestrino.
    Tornando alla mia idea di testamento biologico, la volontà del malato di non ricorrere a tracheostomia si trova nel passato, è vero, ma quella volontà include esplicitamente il non poter avere ripensamenti dell’ultima ora. E se uno se la sentisse di sottoscrivere il testamento biologico anche a questa condizione, perchè costringerlo alla tracheostomia e ad un respiratore a tutti i costi?

    Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno circa 500.000 bambini asiatici e africani muoiono di morbillo.

    Commento di francyterra — dicembre 29, 2006 @ 2:12 am | Rispondi

  13. Se qualcuno nega l’evidenza di un fatto, non posso che rispondere facendo presente quale essa sia. E inevitabilmente le puntualizzazioni di questo tipo assumono un tono sgradevole. Non posso che scusarmi per il fastidio che suscita il mio modo “forte” di esprimere e difendere le mie opinioni.

    Dal mio punto di vista il problema della volontà nel passato è una falla incolmabile. Chi scrive le sue volontà in materia di trattamenti medici è certo consapevole delle conseguenze della sua scelta. Ma si può assumere la responsabilità sostanziale, non solo contrattuale, su eventi che sono oltre la portata delle sue capacità? Questa obiezione vale anche per l’eutanasia, perchè in fondo ci si deve domandare se un uomo sia in grado di assumersi la responsabilità della propria morte. Ma perlomeno la scelta dell’eutanasia è collegata a una volontà presente e manifesta.

    Commento di amileti — dicembre 30, 2006 @ 4:02 pm | Rispondi


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