il Padovanino

dicembre 31, 2006

Ma non è piazzale Loreto

Filed under: attualità — lmfalco @ 7:16 pm

E’ stata di sicuro la routine a imporlo: non si poteva resitere alla tentazione di fare un paginone che mettesse a confronto le esecuzioni di Saddam, di Ceausescu e di Mussolini, riproponesse le foto e scomodasse gli storici. Strano che nessuno abbia intervistato Alessandra Mussolini, che ormai non è più la nipote del Duce, dopo che la vulgata memorialistica-sentimental-storiografica ha fatto di Mussolini principalmente suo nonno. Qualcuno, come Gianni Riotta nel Tg1 di ieri sera, ha tenuto a ricordare l’esecuzione del tiranno di casa nostra per altre ragioni, per evitare che si ripronesse il solito copione dello scontro di civiltà e della superiorità dell’Occidente.

Lo stesso governo iracheno ha risposto allo “sgomento” di Prodi ricordandogli di guardare alla propria storia nazionale. Allo stesso tempo però il consigliere del premier Al Maliki ha anche involontariamente messo in campo la ragione principale per cui il paragone non può reggere:

“alla fine della seconda guerra mondiale, Mussolini è stato processato per un solo minuto. Il giudice gli ha chiesto il suo nome e alla risposta ‘Benito Mussolini’ gli ha detto: ‘il tribunale vi condanna a morte’ e la sentenza è stata eseguita immediatamente”.

Saddam non è morto come Mussolini proprio perchè il Duce un processo non lo ha avuto, e non poteva e non doveva averlo. Mussolini è caduto sul campo, perché, se pure Pansa e i suoi seguaci (o meglio i suoi precursori – i vari Pini o Mazzantini alle cui memorie odiose e nostalgiche si è abbeverato senza filtri) la guerra in Italia non era finita il 25 aprile, una data scelta anni dopo per il calendario delle festività nazionali ma che non corrisponde a nessun evento particolare. Non era finita la guerra di Liberazione, visto che gli ultimi reparti tedeschi, seppure in ritirata, furono scacciati solo il 3 maggio, e proprio con una carovana di milizie Wermacht e SS il Duce fu catturato, il 27 di aprile. E soprattutto non si era esaurita quella vena di guerra civile che ha percorso tutti i due anni della Resistenza. Una guerra civile non finisce da un momento all’altro, per un ordine superiore o per la firma di un trattato. Mussolini fu vitima di quella coda di guerra civile, in cui una delle parti doveva necessariamente uccidere il capo dei suoi nemici una volta scovato. A condannarlo all’esecuzione fu l’ordine di un Comitato di Liberazione, che in quei giorni era anche un Comitato insurrezionale, e che aveva già rifiutato il compromesso per lasciare al Duce del Ventennio e al Primo ministro di Salò un corridoio di fuga proposto dal Cardinale Schuster. Aspettare avrebbe voluto dire rischiare il salvacondotto, come fu per Junio Valerio Borghese, tratto in salvo dagli Alleati e dal Vaticano.

A uccidere Mussolini furono i vincitori della guerra civile, e al loro popolo offrirono il rituale, macabro ma necessario di Piazzale Loreto. Ci fossero stati i media probabilmente i milanesi non avrebbero consumato quella cerimonia davanti a quel distributore di benzina, ma nelle loro case, davanti a uno schermo. La guerra invece invece era entrata nelle loro case non come cronaca o spettacolo, ma trasformandole in campi di battaglia. Chi aveva perso fece più o meno la stessa fine del Duce, o si nascose ancora a lungo, fino a che i processi del dopoguerra non li riabilitarono.

In Iraq invece la guerra civile non è ancora finita. A processare e condannare Saddam sono stati i vincitori imposti dagli americani, quegli sciiti con i quali i sunniti e le altre etnie del calderone iracheno non hanno ancora chiuso i conti. E’ stato processo lungo due anni, sotto l’egida di un governo che trae la sola legittimità dall’investitura del Pentagono. Il rituale di degradazione estrema del tiranno ha prodotto modi di partecipazione diversi, e ha scatenato reazioni opposte, di giubilo e di vendetta. Non è la cesura finale con il passato; Saddam ciondolante dal patibolo non resterà un santino per un’accolita di nostalgici. Gli sciiti hanno restituito l’icona e il mito di Saddam ai sunniti, che avrebbero volentieri fatto a meno del tiranno in vita, ma che da morto torna estremamente utile.

1 commento »

  1. forse non l’avevano trovata nei giorni delle feste. su Repubblica di ieri è arrivata l’intervista ad Alessandra Mussolini

    Commento di lmfalco — gennaio 3, 2007 @ 5:48 pm | Rispondi


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