il Padovanino

gennaio 11, 2007

The Prestige

Filed under: attualità — albertogallo @ 10:01 am

The Prestige
The prestige (di Christopher Nolan, USA 2006) è un film sul cinema. Non nella direzione tracciata in passato dai vari Effetto notte, Otto e mezzo e Gli ultimi fuochi, ma nel senso di una dichiarazione d’amore nei confronti di un’arte che dell’illusione, dell’essere volutamente e smaccatamente finta, fasulla, ingannevole, ha fatto la sua stessa ragion d’essere, il suo punto di forza.
Londra, fine ‘800: due prestigiatori si contendono pubblico, gloria e donne attraverso la creazione e relativa esibizione di illusioni sempre più spettacolari e pericolose. Non a caso il film è ambientato nell’epoca delle grandi invenzioni, tra le quali è impossibile non menzionare il cinema stesso (la cui data di nascita è generalmente situata intorno al 1895, mentre The prestige si svolge appena due anni dopo). La Londra di quel periodo è già stata vista al cinema in un grande film del recente passato, ovvero il Dracula di Francis Ford Coppola, nel quale è appunto questa nuova e incredibile invenzione ad affascinare non solo il pubblico inglese, ma anche il non morto transilvano. Il gioco di prestigio è visto come metafora del cinema stesso, che iperbolizza l’illusionismo e lo batte sul suo stesso piano. Parafrasando il pensiero del critico francofortese Walter Benjamin, infatti, si può dire che sia proprio la totale mancanza di aura, la sua perfetta riproducibilità tecnica a rendere la settima arte un’illusione perfetta: da cent’anni assistiamo a uno spettacolo che è la rappresentazione di un qualcosa che più non esiste e mai più esisterà, e se anche è mai esistito non era certo, nella forma, nell’aspetto, come noi lo vediamo: l’arte del montaggio, del rendere più che mai discordante il filmico e il profilmico, persino dell’effetto speciale – che, lungi dall’essere un’esasperazione del cinema contemporaneo, dai tempi di Melies è uno degli elementi essenziali di quest’arte – permette allo spettatore di assistere a quello che è un eterno gioco di prestigio. Ed è proprio su questa analogia che si basa The prestige, che più di una volta, in maniera fin troppo evidente, si preoccupa di sottolineare tale elemento. I trucchi degli illusionisti spesso non sono svelati, così come, nell’assistere ad un film, gli effetti speciali cercano di essere bolterianamente “trasparenti” in massimo grado, tanto da dare un effetto di realismo assoluto anche quando, le situazioni, plausibili non lo sono affatto. E The prestige trasmette un sincero senso di stupore, di meraviglia, di fronte all’arte dell’illusione, intesa sia in senso letterale che metaforicamente cinematografico, e in ciò ricorda un altro grande film nel quale le lanterne magiche e alcuni elementi di preistoria del cinema svolgono un ruolo determinante. Si tratta ovviamente, mutatis mutandis, di Fanny e Alexander di Ingmar Bergman. E il gioco dei rimandi, in un film sul cinema, in un certo senso evocativamente più che intellettualmente postmoderno, non può che esserne un importante tassello. I due amici-nemici che per anni e anni si rovinano la vita a vicenda – con tanto di femme fatale, che qui ha le labbra carnose e il seno abbondante della splendida Scarlett Joahnsson – è un rimando più o meno voluto a C’era una volta in America (il cui ricordo può anche in un certo senso giustificare la completa implausibilità della vicenda) e I duellanti, mentre una certa visione mitica ed eccessiva dello spettacolo teatrale ricorda gli Amanti perduti di Carnè-Prevert, e il tema dell’ossessione che diventa unica ragione di vita restituisce alla memoria il Profumo di Suskind e relativo film.
«Voi volete essere illusi»: questa è la frase conclusiva di The prestige, e noi da cent’anni ci crediamo.
Alberto Gallo

2 commenti »

  1. Magari il film fosse stato capace di illudermi! La vicenda si snoda alla luce del sole, l’assassino è il maggiordomo insomma. Un film sulla magia che di magico non ha nulla, l’atmosfera è posticcia come la barba del gemello dell’illusionista. E che dire di quei corpi nella salamoia visti e rivisti? Ci si aspetta che sbuchi da un momento all’altro Fox Mulder e pronunci la celebre formula magica “The truth is out there”.
    Nel finale, il Grande Danton compie la sua ultima vera e inaspettata magia: colpito da un proiettile dritto al cuore a distanza ravvicinata PARLA per 10 minuti d’orologio, con voce alla Rita Levi Montalcini.
    Isopportabile. Quando a Scarlett Joahnsson, è molto più bella e provocante in Matchpoint.

    Francesca Terranova

    Commento di francyterra — gennaio 15, 2007 @ 9:53 am | Rispondi

  2. Sarà che sei un genio, sarà che ne hai già visti troppi di film simili, sarà che Prestige non è un granché, sarà il vento, sarà l’amore..

    Ma potevi stare a casa tua. Il film a me è piaciuto. Il punto è che avevi capito tutto subito (troppe topiche, cose già viste) o che ti aspettavi che non ti spiegassero niente (se non c’è mistero che film è)? Resto parecchio perplesso.

    Commento di mariocaporello — gennaio 15, 2007 @ 2:12 pm | Rispondi


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