il Padovanino

gennaio 16, 2007

LA SOMALIA COME L’AFGHANISTAN

Filed under: attualità — amileti @ 11:06 pm

PADOVA, 16 gennaio 2007

“Non si riconosce al diritto degli Stati Uniti di combattere il terrorismo un carattere normativo “oggettivo”, cioè di legge condivisibile, accettabile e praticabile dalla comunità internazionale, ma lo si considera solo una ricerca del proprio tornaconto nazionale”.

Questa l’opinione espressa da Piero Ostellino nell’editoriale apparso l’11 gennaio scorso sul Corriere della Sera, a proposito dei recenti bombardamenti americani in Somalia e delle critiche dell’Unione Europea e dell’Italia. Secondo Ostellino la questione è semplice: le posizione espresse dal presidente della commissione Barroso e dal ministro degli esteri D’Alema sono niente più che una forma di antiamericanismo.

La prima e più ovvia replica a questa tesi è che il diritto di un paese deve fare necessariamente i conti con quelli di tutti gli altri. Come ad esempio “il diritto di autodeterminazione” dei popoli. È una dichiarazione attribuita dal Manifesto all’ufficio stampa della Combined Joint Task Force, la missione americana dalla cui base nel Gibuti sono partiti i raid, a mettere la tutela di questo diritto al centro dei propri obiettivi.

Eppure i bombardamenti americani, effettuati nel quadro dell’operazione Enduring Freedom, hanno mancato tutti e tre i loro bersagli, terroristi internazionali accusati degli attentati a due ambasciate americane in Africa nel 1998, e fatto decine di vittime civili. E il governo Bush ha appoggiato esplicitamente l’intervento dell’esercito etiope per cacciare dalla capitale Mogadiscio le Corti Islamiche, i miliziani estremisti giunti al potere con l’ampio sostegno della popolazione somala. Fra le belle intenzioni del CJTF a Gibuti e la tesi di Ostellino continua a mancare una reale considerazione dei diritti degli altri, a cominciare da quello di non essere uccisi per errore e a quello di poter compiere il proprio percorso storico-politico senza dover subire interventi militari stranieri.

Sergio Romano, vicedirettore del Corriere della Sera, e Massimo Fini, saggista e giornalista controcorrente, hanno espresso l’idea che l’ascesa dei miliziani radicali e il sostegno che popolazione gli hanno offerto deriva dalla loro capacità di riportare sicurezza e ordine, seppur quello illiberale della Sharia, in un paese vessato dai signori della guerra. Non è dunque rimettendo la Somalia nelle mani del debole governo di transizione guidato dal premier Mohammed Gedi e dal presidente Yusuf Ahmed che si risolveranno i problemi del paese, che non era riusciti ad ottenere quel risultato di politica interna, minimo ma fondamentale, riportato dalle Corti.

L’unico vero risultato, paventa Massimo Fini, sarà l’acuirsi del radicalismo religioso e dell’ostilità verso gli stranieri, Usa in testa, e quindi un ritorno delle Corti, come sta avvenendo anche per i Talebani del mullah Omar, nonostante l’invasione americana dell’Afghanistan nel 2001. È questa seconda e migliore risposta alle tesi di Ostellino: non si tratta di antiamericanismo, ma di lungimiranza da sola.

Forse, si deve aggiungere, si potrebbe creare una nuova palude irachena, nel caso l’intervento degli stranieri in Somalia diventi permanente. Come ha infatti osservato il 10 gennaio sull’International Herald Tribune Jeffrey Gettleman, dopo essere stati sconfitti in una guerra convenzionale dalle truppe etiopi, si sospetta che i miliziani islamici abbiano già ripreso a combattere come un esercito sotterraneo. Non è proprio così che si sviluppa il terrorismo come atroce strumento della lotta politica?

ALESSANDRO MILETI
(pubblicato su Formiche e Farfalle)

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