il Padovanino

febbraio 19, 2007

Manifestazione di Vicenza, merito dell’allarmismo?

Filed under: attualità — amileti @ 12:23 pm

PADOVA, 19 febbraio 2007

Ha scritto Beppe Servegnini sul Corriere della Sera: “Forse, se le cose sono andate bene, è anche merito di chi temeva potessero andar male. I ministri e i giornali che si dichiaravano preoccupati per una megaprotesta che seguiva le violenze del calcioe gli arresti per terrorismo, hanno contribuito a tenere alta l’attenzione”.

Per chi ha partecipato la manifestazione, quel “forse” non è sufficiente, e nemmeno i rallegramenti per una giornata filata liscia e senza incidenti.Formiche e Farfalle ha inviato una lettera, per esprimere il suo punto di vista.

Caro Servegnini,
La tua riposta alla domanda “chi aveva ragione su Vicenza?” non mi pare un gran contributo alla riflessione sulla manifestazione di questo sabato e sui suoi partecipanti. Pro o contro la base, non dovremmo comunque domandarci se qualcosa è cambiato da quel venerdì in Piazza Alimonda, a Genova?

L’allarmismo e l’attenzione dei media hanno certo contribuito a rendere calma la manifestazione di sabato contro la base Ederle 2. Ma non darei per scontato che siano la ragione principale del bel pomeriggio vicentino. Nè gli attribuirei il solo scopo di prevenire incidenti.

Si dovrebbe ricordare che il 2 dicembre, prima dell’uccisione di Raciti a Catania e del nuovo caso Br, senza il clamore delle tv nazionali, i manifestanti sono scesi in piazza pacificamente difendendo la stessa causa. Si dovrebbe poi notare che tutte le manifestazioni di rilievo nazionale, dopo il G8 di Genova, hanno avuto la stessa atmosfera festosa. Come ha segnalato Sapegno su La Stampa, il merito non è del servizio d’ordine dei sindacati, che sabato è rimasto a passeggiare in coda al corteo, senza dover mai intervenire per tener a bada i gruppi radicali.

Queste constatazioni mi inducono a pensare che potrebbe esserci stato un salto di qualità nell’area dei movimenti. Saldandosi con le proteste spontanee e locali (Tav, Mose, i rigassificatori o la nuova base americana) questi gruppi dimostrano di portare avanti istanze non semplicemente ideologiche, ma che riguardano la vita quotidiana di molti cittadini italiani. Inoltre la partecipazione della gente comune alle manifestazioni significa, per la miriade di associazioni e centri sociali, rompere quell’isolamento che da sempre e in ogni parte del mondo è il terreno in cui prolifera la violenza ideologica.

Quanto alle raccomandazioni e ai timori della scorsa settimana, sono doverosi ma hanno anche un secondo fine. La politica ufficiale, a destra come a sinistra, quando non può cavalcare queste proteste spontanee cerca sempre di sminuirne il significato e svalutarne l’immagine. Trovando una certa complicità nei giornalisti, categoria di cui anch’io faccio parte, per i quali le spranghe e gli insulti fanno più notizia di tamburi, balli e canti pacifici.

Alessandro Mileti
(pubblicato su Formiche e Farfalle)

2 commenti »

  1. Intanto complimenti per la pubblicazione su Italians. Il mio commento: per prima cosa dobbiamo notare che la grossa differenza tra Genova e Vicenza è che la prima investiva un carattere globale, la seconda locale. Non è una differenza da poco, se ci pensi. Quando una protesta nasce da posizioni locali è più facile – a mio parere – organizzare un insieme di contenuti e comportamenti comune, che poi rimarrà dominante anche per tutti coloro che si aggregheranno in seguito al gruppo roginario. A Genova erano presenti tanti diversi gruppi con la stessa fumosa idea contro – come a Vicenza -, ma non c’era un “topos” di riferimento, un centro di equilibrio che serviva a dare orientamento a tutte le masse che seguivano. Questo ha favorito l’azione di gruppi isolati, delle teste calde che poi hanno coinvolto – più o meno loro malgrado – anche tanti altri partecipanti.

    Dunque questo, e poi un’altra cosa, più provocatoria se vuoi. In effetti, secondo me il fatto che Amato abbia gettato allarmismo alla vigilia della manifestazione ha effettivamente contribuito ad uno svolgimento pacifico del corteo, ma non per i motivi che indica Severgnini. La mia provocatoria posizione è che buona parte dei gruppi presenti a Vicenza fossero rappresentati per la maggior parte da quei “signor no” sempre polemici e contrari a prescindere, che pur di dare torto all’inviso governo e ministro avrebbero evitato di alzare un dito anche se fossero stati pestati coi manganelli dalla polizia, manco fossimo stati nell’India del Mahatma.😉

    Che dici, esagero?😛

    Commento di rikileo — febbraio 21, 2007 @ 1:10 pm | Rispondi

  2. Intanto grazie per i complimenti Ricky.
    Io credo che sia giusta la tua distinzione fra locale e globale, ma soprattutto perchè, come insegnano le banlieu parigine, gli estremisti e i casseurs stranieri sono molto peggiori dei nostri punkabbestia. Idem per i black block. La realtà italiana è certo meno conflittuale e meno violenta.
    Quanto al ministro Amato, contraddirlo è certo stata una soddisfazione per molti, come al social forum di Firenze con la profetessa di sventura Fallaci.
    Condivido dunque entrambe le opinioni, pur ritenendolo non esaurienti come spiegazioni.

    Commento di amileti — febbraio 21, 2007 @ 8:27 pm | Rispondi


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